La merenda perfetta non esiste

Illustrazione editoriale per un articolo intitolato “La merenda perfetta non esiste”: una merenda semplice e imperfetta su un tavolo di legno, con una fetta di pane, una mela tagliata, briciole, un tovagliolo di stoffa e una tazza; composizione intima e naturale, senza persone, con spazio arioso per un eventuale titolo. Stile acquerello e matita su carta crema, grana sottile, colori caldi desaturati e verdi botanici, luce diffusa e ombre morbide, atmosfera raccolta e giocosa senza infantilismi.

È un tiepido pomeriggio di settembre, quando l’estate non ha ancora ceduto il posto all’autunno. Illuminata dalla luce blu del mio laptop, rileggo e sistemo un articolo da consegnare la settimana successiva. Alzo lo sguardo e mi ritrovo ad osservare le ante tortora della cucina e a figurarmi cosa contengono. Mi alzo con una discreta fretta e apro speranzosa lo sportello; scruto velocemente tra conserve e pacchetti e finalmente lo individuo: l’ultimo barattolo della confettura di fragole fatta dalla mamma all’inizio dell’estate! Mentre cerco di forzare il prezioso scrigno, osservo di sbieco la grossa pagnotta casereccia appoggiata sul tagliere dall’ora del pranzo. Il clic dell’avvenuta apertura porta con sé l’inebriante profumo delle fragole mature e la promessa di una merenda dolcissima. Con un coltello forse un po’ piccolo mi addentro nelle profondità della crosta bruna e irregolare del pane, ne ricavo una fetta spessa e ben alveolata e ci spalmo sopra una generosa quantità di confettura.

Ecco: la pancia e il cuore sono appagati.

Poi mi guardo attorno e mi vergogno un po’ della mia tavola disordinata, non apparecchiata e disadorna. Mancano una tazza vintage con il suo piattino e un tè sfuso biologico, una fetta di torta fatta in casa dagli strati perfettamente simmetrici, le ciotoline dai disegni floreali per miele e marmellata, tovagliette ricamate e cucchiaini d’argento. Eppure tra le grosse briciole di pane e scie vischiose di marmellata rosso carminio ci sono i miei ricordi di bambina, c’è tutta la tenerezza di una merenda consumata davanti ai cartoni del pomeriggio e il dolce ristoro di quel piccolo pezzetto di giornata. Forse allora al posto della confettura c’era la Nutella, qualche volta le olive, altre il pomodoro ben schiacciato, o ancora il burro e lo zucchero…Quante merende diverse hanno assistito alla nostra crescita e ai nostri cambiamenti! Quella veloce durante lo studio, quella con le amiche di sempre, quella sbocconcellata in ufficio e infine quella preparata per i bambini: merende imperfette ma di infinite possibilità.

Questo piccolo rituale, semplice e quotidiano, richiede poco tempo ma se lo accogliamo con cura, saprà regalarci un ineffabile conforto. Perché non è importante cosa mangiamo e quale piattino scegliamo per adagiare lo spuntino pomeridiano. Ciò che davvero conta è la luce dorata di una bella giornata al parco, le risate dei bambini o dei nostri amici più cari, le parole folgoranti del libro che stiamo leggendo, il calore del tè, il profumo di una torta di mele appena sfornata, le parole scambiate con la mamma che ci prepara un panino semplice eppure buonissimo. Tutto questo è merenda: una pausa dalla routine ma non dalla Vita, un appuntamento con le cose semplici, uno spazio per immergersi nell’adesso e assaporarne gioiosamente i profumi e i sapori.

Piccolo repertorio delle merende possibili:

  • Pane, burro e marmellata
  • Pane e pomodoro
  • Yogurt greco e frutta a pezzetti
  • Una fetta di torta
  • Un cono gelato
  • Una confortante tazza di tè e biscotti
  • Una focaccia mangiata ancora tiepida
  • Una mela e qualche gheriglio di noce
  • Una banana con burro d’arachidi
  • Una merenda improvvisata con quello che c’è
  • La merenda che, quel giorno, avevamo voglia di mangiare.

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